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Dio e la Svezia: un’opera controversa

(Da leggere con la voce di Alberto Angela)

Il settimo giorno Dio pensò di aver concluso il suo capolavoro, culminato con la creazione di una penisola dalla forma unica e intrigante che dolcemente calzava il blu e il turchese del mare che lui aveva chiamato “Mediterraneo” (minchia chi cazzo sono, Leopardi!?!).
Comunque Dio si sbagliava e infatti si accorse che gli avanzava, da sistemare, un lembo di terra inutile ai limiti di un continente tanto magnifico quanto morfologicamente e culturalmente diversificato (l’antipatico capitolo sui francesi lo tratteremo in altra puntata…).
Si accorse subito di aver avanzato una quantità industriale di pini, abeti, betulle e flora e fauna, buona per un presepe e dato che il meglio di sé, in quanto a boschi e paesaggi collinari di tal guisa, l’aveva usato per creare la Foresta Nera, preso da comprensibile scazzo divino, gettò in ordine sparso “ad minchiam” tutto il rimanente in questa striscia di terra, certo che un senso più preciso glielo avrebbe dato in un futuro lontano.
Disegnò svogliatamente sentieri, pochi, e per lo più non asfaltati o incompleti; villaggi, piccoli, sperduti, tutti uguali, che poi si prodigò di riempire di ominidi dalla pelle scura e dalla strana fede religiosa che copre le donne invece di scoprirle. Senza impegno insomma, senza applicazione.

Ma gli sembrava che questa sua ultima creazione, così poco convincente, mancasse di un elemento caratterizzante. Inventò quindi un ominide, tendenzialmente grosso, grasso, dall’aspetto burbero, poco incline alla favella (che gli usciva in modo gutturale, biascicato, molto più simile ad un dialetto orobico dopo una notte affogata nell’amaro Braulio che ad una lingua vera e propria), con una lunga barba, capelli lunghi spesso in trecce, dedito alla costruzione di barche che sarebbero dovute servire a conquistare il mondo e invece per lo più servirono a rompere i coglioni ai vicini britannici che si sarebbero volentieri fatti i cazzi propri a giri di birra e fish and chips. Lo stesso ominide, decise Dio, quando non impegnato a costruire queste incredibili imbarcazioni (se fossero state così incredibili, probabilmente ora non si spiegherebbe com’è che non ne è rimasta nemmeno una intera… Vabbè… Il Pantheon è sempre lì da 2000 anni…), soleva vestirsi di pelli di animali (quelli avanzati dalla Foresta Nera), indossare un particolare copricapo con delle corna ben visibili (Dio non pecca in fantasia e nemmeno in lungimiranza, lo scopriremo più avanti), sostanzialmente ubriacarsi, ruttare, molto, e credere in una sorta di paradiso dei guerrieri. Praticamente Dio si inventò un suo avatar per farli felici (il senso di colpa a volte è micidiale).
Per completare l’opera, ormai esausto e con un evidente principio di orchite, gli regalò anche un clima consono al paesaggio che aveva creato: dimmerda.
Pioggia, vento, neve, nebbia; il tutto maestralmente orchestrato in un crescendo di sfighe climatiche con un accanimento titanico. Quasi divino.
In tempi più recenti, Dio, riguardando la sua opera pensata d’istinto in un momento di evidente stanchezza creativa, decise di restituire un poco di dignità a questo lembo di terra dimenticato, appunto, da sé medesimo. Decise quindi di renderli particolarmente abili nella produzione di stuzzicadenti (sempre roba con le punte), facendoli chiamare però “Samurai”, (Dio ha un particolare e beffardo senso dell’umorismo), nella produzione di cerini (nella speranza forse che qualcuno desse fuoco a quel casino di alberi senza senso che aveva sparpagliato ad minchiam), nella produzione di mobili a basso costo dal design discutibile e dai nomi impronunciabili che ricordavano ancora una volta la mestizia della lingua a cui erano stati condannati, e, colpo di genio, alla produzione del porno.
Infatti, in un breve ma intenso lasso di tempo, nei popoli mediterranei, eredi della cultura classica greco-romana, si sparse l’idea che le femmine di quegli strani e primordiali ominidi, le cosiddette “Svedesi”, fossero le più grandi zoccole della via lattea e, soprattutto, che fossero estremamente incuriosite dalla ben più antica e nobile cultura classica greco-romana, piuttosto che dal sidro ed il rutto.
Ancora oggi, infatti, questi ominidi dal dubbio gusto, non solo culinario, continuano orgogliosamente ad indossare il famoso copricapo. Dio è lungimirante e non opera a caso. Mai! Anche nei momenti di scazzo.

Di lucalindemann, 24 agosto 2018
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