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HD Sportster XL1200C, Motociclette

Il primo taglio è il più profondo

La storia della mia prima Harley potrebbe essere riassunta nel titolo della celebre canzone di Cat Stevens: “The First Cut Is The Deepest”, Il primo taglio è il più profondo.
Fu una storia talmente sofferta che l’anno dopo scrissi un pezzo a proposito di quello che successe e venne pubblicato sul sito dei Threepercenters di Roberto Parodi.
Qui sotto versione integrale tratta dal sito:

10 aprile 2008

La storia di Luca
La guardavo sempre di profilo, e le sussurravo -abbassa il sedere amore, abbassalo, perchè sei così alta?-
Toglievo la sella e mi siedevo sopra il telaio e la batteria per avere il contachilometri all’altezza degli occhi, per vedere l’orizzonte del serbatoio. Benché cambiassi piccoli particolari di luminaria, lei rimaneva lei. Rimettevo la sella e lei con il suo occhione mi guardava mortificata come per dirmi -papà, io non sono come tu mi vorresti, mi hanno fatto simile, ma diversa. Io sono io- 20 anni insieme, a sopportare il mio sogno diverso da lei, a sopportare 3 volte la settimana il mio tradimento appiccicato sulle vetrine di via Niccolini, quando ancora dentro c’era un tipo strano dalle idee geniali. Era una meravigliosa Suzuki GS 750 L del luglio 1981 ereditata da mio padre. Lei non mi aveva mai tradito. Un gioiello. L’ho capito dopo. Si perchè dopo 20 anni passati ad appannare le vetrine di via Niccolini, ho finalmente realizzato quel sogno e ho definitivamente consumato il tradimento: sabato 11 aprile 2007 un tipo di Segrate venne a ritirare la mia bella per 1500 euro nonostante ne valesse infinitamente di più. Ma allora mi servivano anche quei 1500 per pagare il mio sogno. Venerdì 13 aprile 2007 andai a ritirare fuori Milano la mia prima Harley: da quella data avrei dovuto capire tante cose.
Era una Sportster 1200 custom del 2002 già modello 2003, a carburatore, blu metallizzata, con scarichi Screamin’ Eagle: meravigliosa. Il giorno che la ritirai, abbracciai il ragazzo che me l’aveva venduta e piansi: 20 anni. 7900 euro. Sudati. Tutti, sia gli anni che i soldi.
Domenica 22 aprile 2007, una settimana dopo, io e la mia fidanzata finalmente puntiamo il bel fanale cromato dello Sporty sulla statale per Crema: sole, caldo, giornata meravigliosa per farci un giro. Lei si scuote tutta, sbuffa, vibra, suona un ritmo inconfondibile. 20 anni avevo aspettato e adesso eccomi lì, con uno sguardo da ebete lontano mille miglia dal nero e cuoio e borchie del nostro abbigliamento a girare per la bassa, felice come un bambino a Disneyland. Poi un botto. Secco, duro e ruvido come l’asfalto che ci ha consumato. Non c’è più Disneyland, il sorriso ebete è stato inghiottito dallo spavento e la rabbia. Dall’odio.
Un imbecille in moto, senza patente, senza permesso di soggiorno con precedenti penali in diverse città, non ci ha visto, non ha visto il nostro gioiello e ci ha centrati da dietro mentre entravamo in un’area di servizio per dissetare lo Sporty.
Risultato: io una gamba rotta, qualche grammo in meno di pelle regalato all’asfalto e la mia fidanzata stesa immobile sulla carreggiata. La paura, l’adrenalina che mi aveva dato la forza di rialzare lo Sporty con una gamba rotta e la tentazione di spaccare la testa a quell’assassino mi avevano accecato. Poi lei si muove e vedo il suo braccio gonfio come una mia gamba. Arriva il dolore della gamba rotta, arriva l’ambulanza, arrivano i Carabinieri e il carroattrezzi che si porta via la mia piccola sfigurata: 2800 euro di danni. Estate non ancora iniziata e già finita.

Serbatoio-Harley-Davidson Sportster XL1200C-Gatee66-Milano

Era una Sportster 1200 custom del 2002 già modello 2003, a carburatore, blu metallizzata, con scarichi Screamin’ Eagle: meravigliosa.

Passano mesi prima che io possa rivedere il mio Sporty: – Caro Lindemann, lei vuole rimetterla a posto con il serbatoio originale Genuine Parts? Ci vogliono minimo 6 settimane!- Passano 4 mesi e mezzo. La moto viene pronta a metà settembre. Ma in quei 4 mesi succede ciò che non era successo in 20 anni. Compro, con un finanziamento, Violetta, da Numero Uno: una bellissima Dyna Low Rider a carburatore del 2001 color Concorde Purple, ribattezata Violetta.
A settembre viene pronto lo Sporty, più bella di prima. Sembra nuova, tanto da farmi pentire di aver comprato Violetta, una moto che nonostante il suo nomignolo, non mi era mai entrata nel cuore. Come da accordi do dentro lo Sporty (che in negozio durerà 10 giorni).
Arrivano gli open days, ed eccoci lì in Niccolini a guardare le novità, a pensare di cambiare ancora, a sognare con un altro ferro sotto il sedere. Puntuale come una malattia di stagione arriva anche il mio secondo tormento che da 20 anni mi perseguita giorno e notte: lì, nell’angolo buio del mio desiderio soffocato, nera come una grotta di carbone, bassa e lunga come un serpente che ti striscia vicino per offrirti il suo frutto, eccola lì in tutto il suo ombroso splendore: il Night Train.
Quale nome più azzeccato potevano scegliere? Detto, fatto. Classe 2007, 4 mesi di vita con un padrone che non ha capito una valvola della sua anima. Forse solo un capriccio. Il Night Train non può essere un capriccio, è uno stato dell’anima. A sè, tra tutte le Harley. Do dentro anche Violetta (che durerà 20 giorni in negozio) e prendo il sogno del sogno: l’ultimo treno.
Dal 22 settembre 2007 è la mia seconda anima. Niente più ripensamenti, è la mia moto. Ignorante, difficile, scomoda, troppo assurda per essere di serie, ma è lei. E io la amo. La amo a tal punto che ogni volta che la prendo, la saluto, le parlo, e quando la lascio per la notte, la bacio sul tachimetro: lei mi saluta con il suo caldo ticchettio, si volta tranquilla e comincia a sognare galoppate insieme.
Io sono sempre stato motociclista, dall’età di 14 anni a oggi che ne ho 40, ho amato quella sensazione di libertà dal fragile equilibrio, quel libero arbitrio nel modo di viaggiare che solo ai motociclisti veri appartiene: cambiare strada all’ultimo momento, sapendo che non è importante dove devi andare, ma come ci vai. Per cavalcare questo sogno ho venduto tutto quello che potevo vendere, ho scelto lei al posto di una macchina mediocre e una moto carina, nonostante io sia un padre separato con una bimba di 4 anni. Ho dovuto combattere con tutta la mia famiglia per difendere la mia scelta di 2 sole ruote.

Condivido il Vostro pensiero, invidio le vostre cavalcate che ormai raramente riesco a fare; condivido anche la Vostra visione di un certo apparato burocratico intorno a questo glorioso marchio e simbolo, che poco ha a che fare con il vero spirito che quei due nomi incarnano: è solo una mercificazione di un qualcosa che nella sua essenza vola più in alto di semplici run domenicali, pezze per la ricorrenza e “pret a porter” da Milano da bere.
Appartengo al Milano Chapter da più di un anno, ma non frequento quasi mai. Non posso pensare di dover prenotare un giro con mesi di anticipo come fosse una tac: diventa un biglietto da timbrare, e io il biglietto lo timbro già tutte le mattine. Io voglio poter essere libero anche di non uscire, e se non mi va voglio poterlo decidere la mattina stessa. Capisco anche le loro motivazioni, ma mi vanno strette. Troppo strette.
Invidio e ammiro Voi invece, Voi si che siete liberi, si vede dagli occhi, dalla grana grossa del bianco e nero delle vostre foto. Si respira odore di gomme consumate dai chilometri, olio caldo e benzina già in riserva. Siete tre ma sembrate 300, serrati nella vostra amicizia come una testuggine romana.
Vorrei poter trovare anch’io una situazione del genere.
Vi frequenterò spesso, almeno virtualmente, poi chissà mai che i nostri lampeggianti si incrocino prima o poi.
A presto ragazzi e seguite questa strada, a colpo d’occhio mi sembra la migliore.
Il Duca

By lucalindemann, 23 Aprile 2007
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