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Weekend

Scomoda, ruvida, ma insostituibile: Lola

Data: 20 giugno 2020
Km. percorsi: 333
Ore di viaggio: 7.54

Succede che compri una seconda moto, ancora più “stagionata” della prima, e succede che dopo 3 mesi e mezzo di clima meraviglioso osservato dalla finestra perché agli arresti domiciliari per un subdolo virus, finalmente puoi liberare gli scarichi dalla polvere ma lei ti dice no. Cavalletto rotto. Peccato, ti pregustavi già un bel giro sui tornanti delle Alpi per saggiare la sua agilità ma niente. Ti dice di no. Che fai? Stai a casa con la giornata perfetta? Certo che no. Allora torna sempre buona la vecchia Lola. Anzi no, la giovane Lola. 21 anni, che confronto alla quasi trentenne del sol levante, sembrano una bella manciata di candeline in meno. Almeno sulla carta.
Già, perché alle Harley pre-duemila, bisogna sempre aggiungere almeno una quindicina d’anni, da un punto di vista tecnologico.
Vinco il pensiero dell’inevitabile mal di schiena con annesso attacco di cervicale che a fine giro mi ricorderà di lanciare qualche invettiva al cavalletto dell’orientale e parto di prima mattina. Direzione? Boh. Comunque a salire, nel dubbio, sempre. La giornata si rivela climaticamente perfetta. Temperatura, sole, cielo. Tutto perfetto.
Punto così la Valsassina e non essendo mai andato al Culmine San Pietro con la Lola, sacrifico qualche vertebra ma porto la ragazza a visitare paesaggi mozzafiato. Raggiunto abbastanza velocemente il passaggio, evitando buche che per la Lola sono canyon, ci fermiamo giusto il tempo di qualche foto e poi ripartiamo proseguendo la strada.
E’ ancora troppo presto per pensare ad un rientro, soprattutto con questa giornata.
La direzione è quella di Bergamo, verso Est e, tra il Culmine e San Giovanni Bianco, passiamo attraverso la Val Taleggio: una meravigliosa riscoperta. Probabilmente l’avevo già fatta anni fa, non so con che moto, perché mi ricordava qualcosa. Soprattutto mi ha ricordato, in piccolo e con colori diversi, una mix tra un piccolo Gorges Du verdon e le Canyonlands dello Utah. Un passaggio breve ma veramente suggestivo.
Arrivati a San Giovanni Bianco decido di proseguire verso Nord e puntare al Passo San Marco, fatto più volte nel tempo ma che, in una giornata del genere, sarebbe stato comunque sempre emozionante.
A passo lento ma costante, raggiungiamo quindi la vetta a quasi 2000 metri e dopo una rapida occhiata alla nostra posizione, decido che possiamo ancora proseguire scendendo verso Morbegno. Da lì avrei poi deciso se tagliare verso il lago di Como e rientrare o…

O, appunto. Vorremo mica già rientrare a casa con un tempo così, vero Lola? Dopo un rapido consulto con la ragazza, decidiamo di puntare di nuovo a Nord, verso strade molto più conosciute ma che ci avrebbero portato verso un appuntamento culinario irrinunciabile.
Sì perché tutta quella montagna, passi, sali e scendi con creste spruzzate di neve, mi avevano fatto salire una voglia irresistibile di uno dei miei piatti preferiti. Tempo ce n’era e sapevo dove puntare. Un rapido controllo per assicurarmi che il locale fosse stato aperto e via. Lola, freccia a destra che si va a mangiare i Pizzoccheri dalla Michela al Suretta!
La strada ovviamente potremmo farla ad occhi chiusi e alle 13:30 siamo seduti nel patio del Ristorante.

Gate66Milano-Valsassina-Valchiavenna-Alpe-Motta-2

Il culo piatto e i primi dolori alla schiena sono alleviati dai Pizzoccheri del Suretta: assolutamente ineguagliabili. Oggi particolarmente perfetti, come la giornata, hanno contribuito a dimenticare la scomodità della mia amata fidanzata meccanica, tanto da meditare di proseguire il giro senza rientrare direttamente a casa: il sole è ancora alto, la giornata ancora lunga.
Ripartiamo quindi scendendo per la SS 36, passando da Chiavenna e arrivando a Colico.
– Lola, l’hai mai visto il Lago dalla parte di Como?

A Colico quindi decidiamo di seguire verso Como, costeggiando il lago. Una lunga passeggiata a ritmo lento ma costante, come al nostro solito, che ci ha guidato attraverso gli scorci più belli di questo capolavoro naturale, arricchito da paesini in equilibrio tra acqua e roccia, ville da invidia pura e da un ritorno modesto ma ben augurante di turisti stranieri.
A metà pomeriggio superiamo Como e continuiamo a lasciarci guidare da quella linea di asfalto che disegna il lago. Poco traffico, il sabato è la giornata ideale per passeggiare in queste zone, evitando la ressa di motociclisti, tipica della domenica.
Il nostro giro si conclude con il traguardo di Lecco dopo una breve sosta a Bellagio per dissetare la mia compagna di viaggio dopo quasi 8 ore.
Una giornata perfetta insieme ad una ragazza scomoda, ruvida, ma che riesce sempre ad emozionarmi (soprattutto in curva!) come nessun’altra.
Sei insostituibile, Lola.

Il Percorso

Cliccando il pulsante verrete indirizzati alla registrazione esatta del percorso fatto.

By lucalindemann, 21 Giugno 2020
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